Intervista autori

Intervista a Deborah Begali

Deborah Begali nella biblioteca Isotta Nogarola, Castel D’Azzano 

DEBORAH BEGALI CI CATAPULTA NEL PASSATO 

Secondo appuntamento nella biblioteca di Castel D’Azzano con la rassegna “Un infuso, un racconto” promossa dal comune di Castel d’Azzano con la partecipazione della bibliotecaria Paola Capasso e dell’assessore Monica Gasparini. L’assessorato alla cultura, infatti, ha dato vita a questa straordinaria iniziativa, ospitando Deborah Begali per la presentazione del suo primo romanzo Georgiana. Grande affluenza di pubblico pronto a rimanere ammaliato dalle sue parole: «Frequento la biblioteca da quando sono piccola – dice Deborah – i libri mi hanno sempre accompagnata, sia nel mio percorso di studi sia, in particolar modo, dopo aver terminato l’università, dove ho scoperto la lettura per piacere, specialmente quella ottocentesca.» L’autrice ha raccontato il suo cammino con tenacia e amabilità. Deborah ha frequentato il liceo linguistico Medi a Villafranca ottenendo un’infarinatura letteraria generale (tedesca, francese), ma la letteratura anglosassone è senz’altro quella che le appartiene maggiormente. «Per me è linfa del mio sapere, amo molto Jane Austen, le sorelle Brontë e l’americana Edith Wharton. Sono state tutte grandissime fonti d’ispirazione per il mio romanzo» afferma. Oltre alla sua carriera come autrice, lavora per un giornale locale, opera da anni nel mondo della comunicazione, collabora con uffici stampe, ed è appassionata di parchi di divertimenti e parchi in generale di cui scrive da oltre un decennio online. Possiamo di certo affermare che la scrittura le appartiene. Nell’accogliente sala dell’ultimo piano di Villa Nogarola, tra taccuini e macchine fotografiche, Deborah prosegue esponendo come sono nati i personaggi che hanno dato vita al suo manoscritto, poi divenuto libro. «Ci tengo a precisare che sono molto legata alla storicità, quindi ho voluto inserire nel mio romanzo molti riferimenti all’epoca della reggenza segnata dalla vittoria britannica nelle guerre napoleoniche tra Inghilterra e Francia. È in questo periodo che si verifica il ritorno dei soldati in patria, ed è qui che si inquadra anche la figura del protagonista, il capitano Lucas Benedict. L’eleganza della società del tempo la fa da padrona: l’aristocrazia si concentra sui matrimoni combinati nella speranza di portare avanti le grandi casate inglesi. Georgiana, protagonista femminile, condensa chiacchiere e pettegolezzi scrivendo per un giornale, sotto pseudonimo di C.C.Eliot, manifestando queste traversie mondane con ironia e sarcasmo». La scrittrice prosegue con entusiasmo, riportando altre vicende del romanzo. Inutile dire quanto interesse abbia suscitato ai presenti, catapultandoli davvero nel passato. 

Al termine della presentazione del romanzo d’esordio Georgiana Deborah Begali ha avuto modo anche di soffermarsi sul seguito “Il 6 di Oxford Streetgià acquistabile in e-book. Chi ama il cartaceo, invece, potrà acquistarlo già in tutte le librerie. Segue ora l’intervista fatta all’autrice. 

Cosa significa per te lavorare come scrittrice? È la tua professione attuale? Ti piacerebbe lo diventasse? 

Per ora alterno diverse attività legate alla scrittura: sono giornalista, lavoro come social media, collaboro con diversi uffici stampa. Ma di sicuro gran parte del mio tempo è speso per l’attività di autrice. Non so, però, se vorrei diventasse il mio impiego a tempo pieno. Amo stare con la gente e non potrei mai limitare la mia attività giornalistica in favore di una vita unicamente rivolta al passato (o comunque a personaggi immaginari). Insomma, credo che il connubio perfetto sia proprio quello di alternare l’attività di autore con la mia attività di giornalista. 

Cosa ti ha indotto a intraprendere la via della scrittura? Ci sono eroine in particolare a cui ti sei ispirata spingendoti a diventare quella che sei oggi? Come sei arrivata a loro? 

È iniziato tutto per gioco e per una mia particolare propensione per tutto ciò che è il mondo ottocentesco. Jane Austen mi ha ispirato tantissimo e mi ha convinto a cimentarmi nella scrittura. Le eroine che più mi hanno ispirato sono sempre lì: indomite signorine che hanno avuto il coraggio, in un mondo di soli uomini, di parlare e di raccontare la loro condizione, i loro sentimenti e il loro piccolo grande mondo. Ecco perché, dunque, sono così attaccata non solo alla Austen ma anche alle sorelle Bronte con i loro pseudonimi maschili, o Mary Shelley che fortemente volle firmarsi con il proprio nome e cognome e quello dell’amato. O ancora Edith Wharton (più tardi) con la sua tagliente ironia nel dipingere una società decaduta fatta di futilità e vane promesse. A loro sono arrivata, sempre, grazie alla lettura delle loro opere e dei saggi su di loro. 

Quale relazione hai con la scrittura? Dal tuo primo romanzo, cosa pensi sia cambiato? Ritieni di aver conquistato qualcosa? Oppure hai dovuto lasciare qualcosa? 

Ho un rapporto difficilissimo con la scrittura: vorrei scrivere di più ma proprio non ci riesco. E non sono solo gli impegni a frenarmi. Scrivere è un’operazione difficile, straziante, una sorta di espulsione dell’anima e quindi ritagliarsi del tempo ogni giorno per torturarsi non è proprio così semplice. Dopo, però, le soddisfazioni arrivano e ci si sente liberati: tutto ciò mette in atto un circolo vizioso che, almeno nel mio caso, funziona abbastanza. Non so bene cosa sia cambiato da Georgiana, il mio romanzo d’esordio. Con il seguito Il 6 di Oxford Street e anche con il prossimo romanzo che sto scrivendo mi rendo conto di entrare più in profondità nell’animo dei miei personaggi. Quasi con morbosità sto sondando il loro caratteri e le loro scelte dolorose. Di sicuro sia Il 6 di Oxford Street che il mio prossimo romanzo sono più cupi e presentano drammi travagliati. Con questo spero proprio di non aver perso niente per strada. 

Quali lettori vorresti ti seguissero? Quando le tue dita scorrono sulla tastiera, pensi a qualche lettore in particolare? 

Penso a un lettore con una profondità d’animo che possa comprendere le ragioni che spingono i personaggi a fare ciò che fanno. Spero di trovare solidarietà, indignazione, speranza in chi legge. Penso a qualcuno che ha sofferto per amore o che per amore si è consumato. 

Possiamo confermare che, allo stato attuale, le case editrici respingano manoscritti, e che i lettori non ne comprendano istantaneamente il contenuto. Tu che rapporto hai con il rifiuto? Com’è diventato il mercato dell’editoria? Pensi che nel corso degli anni sia cambiato qualcosa? 

Più che respingere i manoscritti proprio non vengono presi in considerazione, né letti. Occorre dunque farsi rappresentare da un agente o da un’agenzia, in alternativa provare con altri strumenti (autopubblicazioni, social network per scrittori). Oggi il mercato dell’editoria è cambiato molto: premia la quantità più che la qualità, basta entrare in qualsiasi libreria per capirlo. Se si pubblica un romanzo quello è un punto di partenza non d’arrivo (come forse era in passato, e per avere un certo ascendente sul mercato non si può mai smettere, bisogna essere sempre produttivi al massimo (e questo carica di stress tutti coloro che lavorano nel e per l’editoria). 

Con il rifiuto ho un pessimo rapporto, lo confesso. Non tanto con la negazione del testo (forse perché Georgiana è stato accettato subito) ma più che altro per il diniego del pubblico. Ogni commento negativo mi delude; sento che dovrebbe essere anche un grande punto di partenza per analizzare al meglio il proprio lavoro, ma spesso mi logora. Detto questo è vero che le critiche sono costruttive, ma non devono snaturare il proprio modo di scrivere. Ci sto ancora lavorando a questa cosa del rifiuto. Vedremo che succederà con i prossimi lavori. 

Quale rapporto hai con gli scrittori contemporanei? Credi che ci sia complicità e collaborazione per una crescita formativa? 

Ho un rapporto molto buono con altri autori della mia casa editrice e non. Credo che sia assolutamente necessario fare squadra tanto che sto cercando, nel mio piccolo, di tenere unite noi autrici Leggereditore proprio per poterci confrontare sulle nostre opere, su come migliorarci, su come risolvere le piccole insidie quotidiane che un autore deve affrontare. Al Salone di Torino ho avuto modo già di conoscere di persona qualcuna di loro, presto saremo (quasi) tutte al Festival del Romance Italiano che si terrà a Milano il 29 giugno e ancora abbiamo in programma un firmacopie a Roma. Insomma, tanti progetti che fanno in modo di andare oltre le piccole rivalità che si pensa ci siano tra autori. Se ci dovessero essere, beh…Sono sintomo di poca lungimiranza. 

Cosa ti senti di raccontare sulla letteratura attuale? Quella del passato credi possa competere? 

C’è del buono, di sicuro. Ma, come detto sopra, c’è anche troppo caos, troppe cose e troppe uscite. Un ginepraio di saghe, serie, stili, generi che danno la possibilità di trovare sicuramente ciò che fa per il lettore, ma che spesso rende impossibile che tutti possano essere ben conosciuti. Io comunque mi rivolgo sempre al passato quando ho paura di perdermi e confondermi nella letteratura di oggi. 

Sei stata al Salone internazionale del Libro di Torino. Un festival letterario, che ha raggruppato moltissimi lettori, spaziando in molteplici opere e di qualsiasi categoria. Trovarti come standista e non come visitatrice senz’altro è stata una forte emozione. Cosa ci racconti in merito? 

Sì, ero presente ospite dello stand di Fanucci/Leggereditore per il firmacopie del mio romanzo d’esordio Georgiana. È stata un’emozione fortissima incontrare lettrici appassionate come me del periodo storico che adoro. Non solo libri; si finisce per parlare di serie, filmografia, costumi, eventi. Insomma una cosa così non succede ogni giorno ed è un modo non solo per pubblicizzarsi ma anche per incontrare autori/colleghi e, ovviamente, per poter conoscere i grandi. Gli ospiti al Salone sono stati molti, purtroppo io avevo poche ore per potermici dedicare. È un’esperienza sicuramente che ripeterò gli anni a venire. 

Hai una libro preferito che consulti di tanto in tanto? E per terminare, a chi ci sta leggendo, cosa ti senti di consigliare? 

Consulto spesso, chiaramente, le opere di Jane Austen e, ogni tot mesi, come una brava Janeites che si rispetti, inizio la lettura di un suo romanzo. 

A chi sta leggendo consiglio di innamorarsi della lettura, sempre e di continuo, nient’altro.

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